Cento anni di Bemberg: la fabbrica che ha cambiato il volto di Gozzano (NO) e del lago d’Orta
È un centenario “diffuso” quello della Bemberg di Gozzano (No), un’azienda che non è stata soltanto un polo industriale, ma un vero e proprio motore di trasformazione economica, sociale e culturale per l’intero territorio del lago d’Orta. Per quasi un secolo la fabbrica ha rappresentato lavoro, identità, speranza e futuro per generazioni di famiglie.
Le origini
L’atto costitutivo della “Seta Bemberg Società Anonima” venne firmato a Milano il 27 maggio 1925, ma il suo “avviamento” avvenne nell’arco del biennio 2025/2027. Dietro l’impresa c’erano capitali e competenze europee: gruppi industriali francesi, tedeschi e svizzeri unirono le forze per portare in Italia una tecnologia d’avanguardia per la produzione di fibre artificiali.
La scelta di Gozzano non fu casuale. Dopo numerosi sopralluoghi nell’Italia settentrionale, i tecnici individuarono proprio le rive del lago d’Orta come luogo ideale per l’impianto produttivo.
Le acque del lago, considerate tra le più pure d’Italia, erano infatti fondamentali per il processo di filatura: era l’acqua stessa a “prendere” il filo appena nato dalla filiera, consolidandolo e allungandolo. Senza quell’acqua, non sarebbe stato possibile ottenere filati di qualità così elevata.
Il filo che nasce dal cotone, ma sembra seta
La Bemberg portò a Gozzano una tecnologia allora all’avanguardia: il processo al cuproammonio, capace di trasformare i linters di cotone – la peluria corta normalmente considerata uno scarto – in un filamento sottilissimo, lucente e setoso. Non a caso, il motto della fabbrica recitava: “Nasce dal cotone, splende come la seta.”
Il filo Bemberg trovò presto spazio nel mercato internazionale: venne utilizzato per le fodere dei capi di alta moda, per la biancheria intima, l’abbigliamento elegante, i tessuti d’arredo e soprattutto per la produzione di calze. Un prodotto innovativo, capace di competere con la seta naturale per qualità ed estetica, ma con costi e versatilità diversi.
La vera nascita simbolica dell’azienda avvenne il 20 dicembre 1926, quando dalle filiere uscì il primo getto di soluzione che si trasformò in sottili fibrille azzurre: era nato il filo Bemberg. Pochi mesi dopo, nel febbraio 1927, la produzione entrò pienamente a regime.
Un colosso industriale
Nel giro di tre anni la produzione quadruplicò grazie al potenziamento degli impianti. Nel 1930 la fabbrica contava già circa mille dipendenti: numeri enormi per una comunità come quella di Gozzano e dei paesi limitrofi.
Per il territorio, la Bemberg fu molto più di un luogo di lavoro. Fu definita affettuosamente “la santa”, perché garantiva pane, sicurezza e prospettive. Sui muri della filatura campeggiava una frase diventata proverbiale:
“La matassa è il nostro pane ed il pane dei nostri figli.”
Grazie allo stipendio della fabbrica, intere generazioni poterono studiare, diplomarsi e persino laurearsi. Molti operai costruirono le loro case fuori dal centro storico, contribuendo alla trasformazione urbanistica del paese. La sirena dello stabilimento – il “cornu”, in dialetto – scandì per decenni i ritmi quotidiani della vita locale, diventando una sorta di colonna sonora della comunità cresciuta in simbiosi con l’azienda.
L’epoca d’oro
Nel secondo dopoguerra, la Bemberg seppe rinnovarsi e ampliare la propria produzione. Alla fine degli anni Cinquanta arrivarono nuovi filati come il Cusio e la fibra poliammidica Ortalion. Il marchio con la torre di Gozzano divenne riconoscibile in tutto il mondo.
La fabbrica era un’eccellenza internazionale e rappresentava un raro esempio di industria tecnologicamente avanzata radicata in un territorio di lago, piccolo e periferico rispetto ai grandi centri industriali italiani.
Il declino e il silenzio dopo il 2009
Come molte realtà industriali storiche, anche la Bemberg dovette fare i conti con i profondi cambiamenti del mercato globale, con l’avvento di nuove fibre sintetiche e con la concorrenza internazionale.
Dopo una lunga parabola industriale, la storia dell’azienda ebbe un epilogo doloroso nel marzo 2009, quando l’attività si fermò definitivamente.
Da allora restano le strutture, i ricordi, le fotografie, le storie di chi ha lavorato per una vita tra telai, caldaie e filiere. Restano le rovine di quello che fu l’orgoglio di un intero territorio, ma anche un patrimonio di memoria collettiva che oggi merita di essere raccontato e custodito.
Cento anni dopo: cosa rimane
Nel celebrare i cento anni dalla fondazione della Bemberg, Gozzano e il lago d’Orta non ricordano soltanto una fabbrica, ma una parte fondamentale della propria identità. La Bemberg ha cambiato il destino di un territorio, portando lavoro, cultura industriale, apertura internazionale e nuove prospettive di vita.
Oggi la sfida è trasformare quella memoria in valore per il futuro: attraverso la valorizzazione del patrimonio industriale, il recupero degli spazi, i progetti culturali e turistici, e il racconto di una storia che parla di innovazione e di cambiamento radicale di un territorio e di una società.







