Risò alla BIT di Milano 2026: Vercelli rilancia il Festival Internazionale del Riso
come progetto strategico per il territorio
Risò, il Festival Internazionale del Riso torna protagonista alla BIT di Milano 2026. Presentata ufficialmente la seconda edizione di Risò, in programma a Vercelli nel 2026, che si conferma non solo come evento enogastronomico, ma come vero e proprio progetto di sistema per il territorio piemontese.
Dopo il successo della prima edizione, che ha portato in città buyer internazionali e otto ministri europei dei Paesi produttori di riso, Risò punta a rafforzare il legame tra agricoltura, innovazione, turismo e promozione territoriale, con un approccio integrato e di lungo periodo.
Risò 2026: un festival che unisce agricoltura, innovazione e turismo
Paolo Bongioanni, assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Turismo, ha sottolineato: “Risò è riuscito già dal primo anno ad avere un respiro globale. Non possiamo permetterci di restare fermi: innovazione e ricerca sono fondamentali per tutelare le nostre eccellenze e affrontare le sfide climatiche e di mercato.”
Tra le novità annunciate, l’inaugurazione l’11 settembre della nuova sede di Agrion a Vercelli, centro strategico per la ricerca agricola. Centrale anche il ruolo dei Distretti del Cibo, strumenti chiave per la promozione agroalimentare piemontese.
L’obiettivo è chiaro: rendere il comparto risicolo più competitivo sui mercati internazionali, rafforzando ogni anello della filiera, dalla produzione alla trasformazione.
Il Piemonte prima regione italiana per produzione di riso
Natalia Bobba, Presidente dell’Ente Nazionale Risi: “Il Piemonte è la prima regione produttrice di riso in Italia, con circa 117.000 ettari coltivati. Una realtà di eccellenza che va tutelata e valorizzata.”
Per l’edizione 2026 è prevista una sala immersiva che permetterà ai visitatori di “entrare” virtualmente in una risaia, oltre a spazi didattici per raccontare il processo di lavorazione del riso, che avviene in modo meccanico e non chimico.
Vercelli e le Terre d’Acqua: identità e sviluppo turistico
Il Festival punta con decisione sulla valorizzazione del territorio, come ha spiegato Davide Gilardino, Presidente della Provincia di Vercelli: “Non c’è niente di più forte del legame tra terra e prodotto. Risò nasce dalla nostra storia, dalle nostre risaie e dalle nostre grange.”
L’edizione 2026 proporrà: esposizioni e degustazioni, momenti di confronto e convegni, vendita di prodotti, tour lungo i Borghi delle Vie d’Acqua, percorsi tra grange, castelli e paesaggi risicoli
Nei prossimi mesi partiranno nuovi itinerari turistici con partenze da Torino e Milano, in collaborazione con tour operator piemontesi, con l’obiettivo di generare flussi costanti e favorire la destagionalizzazione.
Il sostegno di ATL e la promozione internazionale
La presidente di ATL – Terre dell’Alto Piemonte, Raffaella Afferni ha ribadito: “Vercelli e le Terre del Riso sono un patrimonio straordinario da valorizzare. Il Festival permette di raccontare autenticità, cultura e paesaggio a un pubblico sempre più ampio.”
La prima edizione ha già prodotto risultati concreti: aumento delle presenze turistiche, ampia visibilità mediatica, ricadute economiche su hotel, ristorazione e commercio
Risò case study universitario
Il Festival è diventato anche oggetto di studio accademico. Carlotta Cassani, studentessa dell’Università del Piemonte Orientale (UPO), ha scelto Risò come case study per una tesi sul turismo gastronomico e digital marketing.
Un segnale chiaro di come l’evento rappresenti un esempio virtuoso di promozione territoriale integrata, capace di trasformare un prodotto agricolo in esperienza culturale e leva economica.
Risò punta ad essere non soltanto un festival, ma una piattaforma permanente di sviluppo.
Perché a Vercelli il riso non è solo un prodotto agricolo: è paesaggio, storia, innovazione.
Ed è sempre più destinazione.







