Ibis sacro a Novara, la Provincia fa chiarezza: “Interventi previsti dalla legge per tutelare biodiversità e sicurezza”
La presenza dell’ibis sacro nel Novarese continua ad alimentare il dibattito tra cittadini, ambientalisti, agricoltori e istituzioni. Dopo le polemiche nate in seguito agli interventi di contenimento effettuati nelle aree urbane della città, la Provincia di Novara è intervenuta con un comunicato ufficiale per chiarire il quadro normativo, le competenze degli enti coinvolti e le modalità con cui vengono gestite le operazioni.
L’obiettivo, sottolinea Palazzo Natta, è spiegare perché gli interventi non siano frutto di decisioni estemporanee, ma l’applicazione di precise disposizioni europee e nazionali per la gestione di una specie esotica invasiva.
Perché l’ibis sacro è considerato una specie invasiva
L’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) è originario dell’Africa subsahariana e dell’Iraq sud-orientale. La sua presenza in Europa è legata alla fuga o al rilascio di esemplari allevati in cattività a scopo ornamentale.
Negli ultimi decenni la specie si è diffusa rapidamente soprattutto nella Pianura Padana, trovando nelle risaie, nelle zone umide e lungo i corsi d’acqua un habitat ideale. Secondo le stime, in Italia gli esemplari superano ormai le diecimila unità, concentrate prevalentemente tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Il Novarese rappresenta uno dei territori più favorevoli alla sua espansione grazie all’estesa rete di risaie, all’abbondanza di risorse alimentari e alla scarsità di predatori naturali.
Le norme europee e il piano nazionale
La Provincia ricorda che l’ibis sacro è inserito tra le specie esotiche invasive di rilevanza unionale ai sensi del Regolamento UE 1143/2014, recepito in Italia con il Decreto Legislativo 230 del 2017.
Per questa specie il Ministero dell’Ambiente ha inoltre approvato uno specifico Piano nazionale di gestione, elaborato sulla base delle indicazioni dell’ISPRA, che definisce criteri e modalità di contenimento.
Le Province, nell’ambito delle proprie competenze in materia di fauna selvatica, sono quindi chiamate ad attuare i piani autorizzati attraverso la Polizia Provinciale, seguendo procedure tecniche e valutazioni ambientali.
La situazione a Novara
Nel corso degli ultimi anni le colonie di ibis sacro si sono progressivamente avvicinate ai centri abitati.
Già nel 2025 erano stati individuati importanti insediamenti nel parco di via Baisizza, nell’area del liceo musicale di via Camoletti e nei pressi del cimitero cittadino. Nel 2026 la nidificazione si è estesa anche ad altre zone della città.
Secondo la Provincia, gli interventi non sono stati decisi per fronteggiare un’emergenza improvvisa, ma fanno parte di un percorso programmato che ha previsto inizialmente sistemi di dissuasione e allontanamento delle colonie nelle aree più sensibili.
Solo successivamente sono state attivate le misure previste dal piano provinciale di contenimento 2025-2030, autorizzato secondo la normativa vigente e con il supporto tecnico dell’ISPRA.
Perché si interviene
Uno degli aspetti evidenziati dalla Provincia riguarda gli effetti della presenza massiccia degli ibis nelle aree urbane.
Le numerose colonie producono grandi quantità di guano che si accumulano su panchine, percorsi pedonali e aree verdi frequentate quotidianamente da famiglie e bambini, con conseguenti problemi igienici e di fruibilità degli spazi pubblici.
Anche l’ASL di Novara, dopo specifici sopralluoghi, ha indicato la necessità di intervenire attraverso operazioni di pulizia periodica e mediante azioni di contenimento e allontanamento degli animali da parte degli enti competenti.
A queste criticità si aggiungono i possibili effetti sull’agricoltura e sulla biodiversità locale. Secondo l’ISPRA, infatti, l’ibis sacro può predare uova e pulcini di altre specie, competere con l’avifauna autoctona e provocare danni agli allevamenti ittici e alle molluschicolture.
Le polemiche tra ambientalisti e agricoltori
Le operazioni effettuate nelle ultime settimane hanno però acceso un acceso confronto pubblico.
Sui social network sono circolate immagini di pulli caduti dai nidi e di carcasse di uccelli dopo alcuni interventi, suscitando la protesta di associazioni ambientaliste e gruppi animalisti.
La LIPU ha criticato le modalità di contenimento sostenendo che nel Novarese sarebbero già stati eliminati circa 1.300 esemplari. Per LIPU non si sono ottenuti risultati significativi sulla diffusione della specie, contestando inoltre gli interventi nel periodo riproduttivo.
Anche associazioni come Albero Amico hanno chiesto di fermare il taglio degli alberi utilizzati come siti di nidificazione. Il gruppo UTI ha denunciato metodi ritenuti eccessivamente cruenti nei confronti degli animali.
Di posizione opposta il mondo agricolo, che da tempo sollecita interventi più incisivi per limitare i danni alle risaie e alle produzioni agricole. Anche numerosi cittadini hanno segnalato problemi legati a odori, deiezioni e presenza di animali morti nei parchi pubblici.
La Provincia: “Nessuna decisione arbitraria”
Il presidente della Provincia di Novara, Marco Caccia, ha ribadito che le operazioni sono state svolte nel rispetto della normativa europea e nazionale.
«Non si tratta di rappresentare una situazione emergenziale, ma di prendere atto di una criticità concreta. Per questa si sono attivati interventi specifici. Questi seguono l’applicazione di norme europee e nazionali, valutazioni tecniche sul territorio e il rispetto delle competenze dei singoli enti. Non si tratta quindi di decisioni arbitrarie».
Caccia ha inoltre espresso il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dalla Polizia Provinciale, sottolineando che la Provincia continuerà ad operare in collaborazione con Comune, ASL e gli altri enti coinvolti, con l’obiettivo di conciliare la tutela della biodiversità, la sicurezza dei cittadini e la corretta fruizione degli spazi pubblici.
Un equilibrio difficile
La vicenda dell’ibis sacro continua a dividere l’opinione pubblica e mette in evidenza la complessità della gestione delle specie invasive.
Da una parte vi è la necessità di proteggere gli ecosistemi, le coltivazioni agricole e la vivibilità delle aree urbane.
Dall’altra cresce la sensibilità verso il benessere animale e la richiesta di adottare metodi di contenimento sempre più efficaci ma anche rispettosi degli animali.
Un equilibrio delicato che, nel caso di Novara, resta al centro del confronto tra istituzioni, esperti, associazioni e cittadini.


