Intervista all’Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi: dall’odontoiatria infantile agli screening neonatali, fino al bilancio della sanità piemontese.
Dopo oltre dieci anni dall’ultimo documento di programmazione sanitaria, la Regione Piemonte ha presentato il nuovo Piano Socio Sanitario 2025–2030. Tra i temi centrali illustrati dall’Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, grande attenzione è stata dedicata ai più piccoli, alla prevenzione e al rafforzamento del personale sanitario. Lo abbiamo intervistato a margine del convegno di Torino.
Assessore Riboldi, partiamo dai bambini. Nel Piano trova spazio l’odontoiatria infantile: di cosa si tratta?
«L’odontoiatria sociale è un provvedimento che ci consente di intervenire sulle bambine e sui bambini appartenenti alle fasce sociali più fragili, prendendo in carico e curando le problematiche dentarie fin dalla tenera età. In particolare, si tratta di correggere l’impostazione della bocca, perché se queste condizioni non vengono affrontate per tempo rischiano di accompagnare la persona per tutta la vita, con conseguenze anche gravi».
Perché è un intervento così importante dal punto di vista sociale?
«Si parte da un principio molto semplice ma fondamentale: le bambine e i bambini delle famiglie fragili devono avere gli stessi diritti di quelli che provengono da famiglie con maggiori possibilità economiche. La salute della bocca non è un aspetto secondario, ma parte integrante del benessere complessivo della persona».
L’odontoiatria è sempre stata un ambito poco coperto dal servizio sanitario pubblico. Questo Piano segna una svolta?
«È vero, storicamente la parte odontoiatrica non è mai stata pienamente presa in carico dal servizio sanitario nazionale. Quando ero ragazzo, Antonio D’Ambrosio mi diceva che la sanità del futuro avrebbe dovuto occuparsi seriamente anche dei denti. Con questo Piano abbiamo provato a raccogliere quella visione, cercando di garantire pari opportunità di accesso alle cure all’interno della sanità pubblica».
È un primo passo destinato ad ampliarsi?
«Sì, inizialmente il provvedimento coinvolgerà le fasce più fragili delle bambine e dei bambini, ma l’obiettivo è quello di estendere progressivamente questo tipo di prestazioni a una platea sempre più ampia di cittadini».
Sempre in tema di infanzia, ha annunciato uno screening neonatale esteso a tutti i nuovi nati in Piemonte.
«Esatto. È un altro obiettivo importante e sfidante che ci siamo prefissati: garantire lo screening neonatale a tutti i circa 26 mila neonati che ogni anno nascono in Piemonte. Questo permetterà di individuare precocemente numerose malattie genetiche, intervenendo tempestivamente e, in molti casi, in modo risolutivo».
Passiamo al tema del bilancio. Il Piano prevede un deficit di circa 280 milioni di euro. È un dato preoccupante?
«Dipende da come lo si guarda. Io tendo a vedere il bicchiere mezzo pieno. Quel deficit rappresenta la volontà della Regione Piemonte di continuare a investire nelle risorse umane della sanità pubblica».
In che modo?
«Da quando si è insediato il presidente Cirio, i dipendenti della sanità pubblica piemontese sono aumentati di circa 4.000 unità. Nel 2019 erano circa 54.000, oggi, anche grazie all’ultimo concorso da 700 assunzioni, supereremo quota 59.000».
Un investimento importante, ma con costi significativi.
«Certamente. Quelle 4.000 persone in più hanno un costo che la Regione Piemonte decide ogni anno di ripianare con risorse proprie, oltre al fondo di riparto del Servizio Sanitario Nazionale. Se si fa una media degli stipendi e la si moltiplica per il numero di assunzioni, si comprende facilmente dove nasce quel disavanzo».
In conclusione, che messaggio lancia questo Piano sulla sanità piemontese?
«Sono orgoglioso di vivere in una regione che, nonostante le difficoltà, non abdica al proprio ruolo nella gestione della sanità pubblica e non rinuncia a investire sulle persone. Questo Piano dimostra una scelta politica chiara: rafforzare il sistema sanitario, renderlo più equo e vicino ai cittadini».







