sabato, Febbraio 7, 2026
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Lesa, la Casa del Fiore aprirà le sue porte a giugno. Intervista al sindaco Luca Bona

La Casa del Fiore è un progetto in collaborazione con l’associazione Bianca Garavaglia e accoglierà piccoli malati oncologici

Dopo due anni di aggiornamenti e attese, la Casa del Fiore è finalmente vicina al traguardo. Lo conferma il sindaco di lesa Luca Bona, che racconta lo stato dei lavori e la prospettiva ormai concreta dell’arrivo dei primi bambini. La Casa del Fiore è un progetto che vede la stretta collaborazione tra la Fondazione Bianca Garavaglia, che si occupa di progetti a favore di malati oncologici pediatrici, e il Comune di Lesa. La struttura, che sorgerà all’interno del Padiglione Genietto, ospiterà bambini malati di tumore e le loro famiglie. Una casa – vacanza pensata per garantire comfort, serenità e vicinanza durante i percorsi di cura dei piccoli seguiti dalla Pediatria dell’Istituto nazionale Tumori.

casa del fiore
Il sindaco di Lesa Luca Bona

Negli ultimi anni la comunità ha seguito con grande interesse l’evoluzione del progetto. A che punto siamo oggi?

“Si tratta di un progetto a cui siamo tutti molto affezionati. Due anni fa era ancora un’idea, lo scorso anno eravamo in attesa dei permessi necessari. Oggi posso dire con soddisfazione che, dopo quasi un anno di lavori, siamo finalmente a un buon punto. Il cantiere sta procedendo in modo molto importante e si vede chiaramente che la struttura sta prendendo forma e si sta concretizzando quella visione nata qualche anno fa”.

Qual è stato l’iter del progetto?

“L’idea della Casa del Fiore nasce nel 2021, durante la campagna elettorale. Già allora immaginavamo che quel luogo potesse rinascere e tornare a essere uno spazio dedicato ai bambini. Da lì è iniziato un percorso molto intenso. La prima riunione operativa con la Fondazione Bianca Garavaglia risale al 20 novembre 2021. Da quel momento in poi abbiamo lavorato su due fronti: da una parte il progetto sociale ed educativo, dall’altra la parte amministrativa, che è stata davvero impegnativa. In tre anni abbiamo approvato quattro delibere di Consiglio comunale e quattro di Giunta, ognuna delle quali ha rappresentato un passo avanti fondamentale. Parallelamente ci sono stati tantissimi incontri tecnici per affrontare e superare tutte le complessità burocratiche, sia per quanto riguarda la natura dell’edificio sia per la sua futura destinazione d’uso. È stato un lavoro enorme, spesso silenzioso, quotidiano, fatto di documenti, verifiche, revisioni. E questo risultato è stato possibile grazie all’impegno congiunto dei tecnici comunali, dell’amministrazione e della Fondazione”.

 Che ruolo avrà la comunità nella fase finale di avvio della Casa del Fiore?

 “Un ruolo fondamentale. All’inizio del nuovo anno organizzeremo un incontro con tutte le associazioni e le persone che si sono rese disponibili a collaborare. Saranno loro a lavorare insieme al comitato di gestione, perché questo progetto non è solo dell’amministrazione: è della comunità intera. Molti cittadini hanno contribuito a questo progetto in forma volontaria e a loro va la mia gratitudine, perché hanno fatto la differenza lavorando “dietro le quinte”, in silenzio, senza cercare visibilità, ma mettendosi a disposizione con grande generosità. Questo è il cuore vero della nostra comunità. La Casa del Fiore sarà anche merito loro”.

Quando aprirà la Casa del Fiore?

“La notizia più bella è proprio questa: a giugno è previsto l’arrivo dei primi bambini che soggiorneranno nella struttura insieme con le famiglie. Passeranno delle giornate spensierate, lontano dall’ospedale, in un luogo che sembrerà casa, ed è esattamente quello che avevamo immaginato e che siamo riusciti a costruire tutti insieme in questi anni di lavoro”.

Cosa rappresenterà per il territorio l’arrivo dei bambini?

“Sarà un momento simbolico e concreto insieme: la rinascita del Padiglione Genietto e della Casa del Fiore. Un segno di speranza, di continuità e di futuro. Dopo tanta attesa, poter vedere i bambini entrare in quello spazio sarà una gioia condivisa”.

Il Padiglione Genietto ex asilo infantile di Lesa

Risale al 1906 la costruzione del Padiglione Genietto, l’edificio che per decenni ha ospitato l’asilo infantile di Lesa. A finanziarne integralmente la realizzazione fu Carlo Davicini, cavaliere e avvocato appartenente a una storica famiglia piemontese del Monferrato. Rimasto orfano in giovane età, Davicini mantenne sempre un forte legame con i suoi possedimenti sul Lago Maggiore, impegnandosi anche nella vita pubblica locale come vicepresidente della Pro Verbano e tra i fondatori della Pro Lesa. Tra i suoi contributi alla comunità figura anche l’ampliamento del piazzale dell’Imbarcadero, con la creazione della piazzetta laterale.

La decisione di costruire un asilo fu però legata a un dolore personale: la morte prematura del figlio, Cesare Eugenio, colpito da una malattia allora incurabile. Davicini scelse quindi di dedicare un edificio ai bambini del paese come memoria viva del figlio scomparso. Durante l’inaugurazione del 23 settembre 1906 venne scoperta una targa commemorativa tuttora conservata, che recita:

“Perché in questi luoghi a lui prediletti viva perenne la memoria soave e cara di Cesare Eugenio… questo edificio erigeva ed a Lui dedicandolo donava all’infanzia di Lesa”.

L’edificio originario corrispondeva soltanto al corpo anteriore della struttura attuale. Gli altri volumi furono aggiunti successivamente grazie al lavoro volontario degli abitanti di Lesa. Tra questi ampliamenti figura anche il grande salone, per lungo tempo utilizzato come teatro, dotato di un fondale fisso realizzato dal pittore Giuliano De Giuli.

Fondazione Bianca Garavaglia

La Fondazione Bianca Garavaglia, oggi guidata dalla presidente Franca Carnaghi Garavaglia, nasce con l’obiettivo di sostenere la ricerca e la cura dei tumori pediatrici, offrendo ai bambini malati e alle loro famiglie un supporto concreto durante tutto il percorso terapeutico. Attiva da oltre trent’anni, la Fondazione finanzia progetti dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, promuove iniziative di accoglienza e realizza spazi dedicati ai piccoli pazienti, per migliorare la qualità della loro vita in momenti di grande fragilità. Il simbolo del fiore dai petali verdi e dal cuore fucsia, ideato da Bianca, la bambina a cui la Fondazione è intitolata, rappresenta da sempre speranza, delicatezza e resilienza. Negli anni, l’ente è diventato un punto di riferimento nazionale nel sostegno alla ricerca oncologica pediatrica e nell’ideazione di progetti sociali ad alto impatto, come la futura Casa del Fiore di Lesa.

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