




Nel week-end tra il 19 e il 21 giugno, Gemona ha ospitato il raduno del Terzo Raggruppamento dell’Associazione Nazionale Alpini (Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige), un appuntamento particolarmente significativo perché si è svolto a cinquant’anni dal terremoto del Friuli del 1976, una tragedia che colpì duramente parte della provincia di Udine.
Quell’anno l’Associazione Nazionale Alpini comprendendo immediatamente la gravità della situazione si mise in moto per portare un aiuto concreto alle popolazioni terremotate. Il presidente nazionale dell’ANA di allora, Franco Bertagnolli, prese contatto con i sindaci e le autorità locali, con l’obiettivo di organizzare un intervento diretto mettendo a disposizione uomini, mezzi e lavoro per recuperare e riparare le abitazioni considerate ancora salvabili.
Nacque così l’“Operazione Friuli”, una grande mobilitazione mai vista prima che coinvolse migliaia di alpini. Tra maggio e settembre del 1976 arrivarono in Friuli oltre 15.000 volontari, organizzati in undici cantieri di lavoro distribuiti in altrettanti comuni della zona colpita dal sisma. Erano cantieri completamente autonomi e autosufficienti, dove gli alpini lavoravano fianco a fianco con i comuni, la Regione Friuli Venezia Giulia, l’Esercito — con i reparti Alpini in armi della Brigata Alpina Julia — e sotto il coordinamento dell’onorevole Giuseppe Zamberletti, commissario straordinario del Governo per i soccorsi.
Tra questi undici cantieri, un ruolo importante ebbero anche le sezioni piemontesi dell’ANA che lavorarono al cantiere 5 di Villa Santina (sezioni di Ceva, Cuneo, Mondovì, Pinerolo, Saluzzo, Susa e Torino), al cantiere 9 di Cavazzo Carnico (Sezioni di Domodossola, Intra, Novara e Omegna) ed infine al cantiere 7 di Moggio Udinese (Sezioni di Alessandria, Asti, Biella, Casale Monferrato, Ivrea, Varallo Sesia e Vercelli).
Sabato mattina, proprio a Moggio Udinese, si è svolta una cerimonia particolarmente significativa organizzata dal Comune, nella sala municipale, alla presenza di circa 150 alpini. Il sindaco Martina Gallizia, insieme al gruppo alpini locale e ai cittadini di Moggio, ha voluto rendere omaggio e ringraziare quegli alpini e le loro famiglie che, nel 1976, senza esitazione, lasciarono le proprie famiglie per partire verso il Friuli e aiutare i fratelli colpiti dal terremoto.
È stato un momento di grande emozione, arricchito dalla condivisione dei ricordi di quell’anno: le testimonianze degli alpini di Moggio e quelle dei rappresentanti degli alpini che cinquant’anni fa intervennero nei territori terremotati hanno riportato alla memoria quei giorni difficili, ma anche straordinari per il valore umano dimostrato. Tra di loro anche i rappresentanti della Sezione di Biella con i Gruppi Alpini di Benna (accompagnati dal proprio Sindaco), di Gaglianico e di Sandigliano.
Un esempio autentico di solidarietà senza confini, dove il senso del dovere e dello stare vicino agli altri hanno unito persone e comunità lontane centinaia di chilometri.
Nel pomeriggio di sabato, a Gemona è stato inaugurato il monumento dedicato ai 15.000 Alpini accorsi in Friuli dopo il sisma. Mentre nella serata, al teatro cittadino sono state consegnate le medaglie alle 63 sezioni Ana che parteciparono ai cantieri per la ricostruzione.
Nella mattinata di domenica si è tenuta la sfilata del Raggruppamento, dopo l’apertura con i Gonfaloni e i Sindaci friuliani, è stato il turno dei cantieri di lavoro Ana con i tanti rappresentanti dei Gruppi Alpini che ancora una volta hanno risposto “presente”. Tra di loro, a fianco del cartello del Cantiere 7 anche il past president Ana, il biellese Corrado Perona, 93 anni. L’affetto sincero dei friulani ha accompagnato tutti i volontari e i loro rappresentanti per tutto il tragitto dello sfilamento.
A sorpresa, anche la visita della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sfilato accanto al Sindaco di Gemona Roberto Revelant.
Tre giorni ricchi di emozioni e anche di riflessioni su quanto sia stata importante la cosiddetta “Operazione Friuli”, non soltanto una risposta immediata a un’emergenza ma bensì il modello di intervento che contribuì alla nascita della futura Protezione Civile italiana.


