L’amministrazione comunale accelera sul progetto di riqualificazione dello storico polo industriale, da anni in stato di abbandono. Prevista una rinascita in due fasi per l’area della storica fabbrica tessile.
Una vera e propria svolta urbanistica ed economica si profila all’orizzonte per San Damiano d’Asti. Il vasto complesso industriale dell’ex Facis, da tempo simbolo di un doloroso abbandono urbano, si prepara a cambiare volto. Dopo anni di degrado e attese, l’amministrazione comunale ha recentemente impresso una decisa accelerazione all’iter burocratico per il recupero della zona. Da un tavolo di confronto tra il sindaco, i proprietari dell’area e alcuni imprenditori locali, sono emerse prospettive di riqualificazione concrete che mirano a restituire questi spazi alla comunità, creando un nuovo centro di attrazione economica.
Ma cosa ha rappresentato la Facis per questo angolo di Piemonte? Dietro l’acronimo (Fabbrica Abiti Confezionati In Serie) si cela un pezzo fondamentale della storia sociale ed economica del Novecento. Nata sotto l’egida del celebre Gruppo Finanziario Tessile (GFT), la struttura sandamianese è stata per decenni un’eccellenza nella produzione di abbigliamento, divenendo un micromondo fatto di lavoro, progresso e miglioramento sociale. Le macchine da cucire della Facis hanno dato impiego a intere generazioni, specialmente a tantissime donne del territorio, che tra quelle mura hanno conquistato emancipazione economica e diritti stringendo forti legami di solidarietà.
La chiusura definitiva del polo tessile aveva lasciato una profonda ferita nel tessuto cittadino. Ora, il nuovo piano di riqualificazione punta a ricucire quello strappo attraverso un grande intervento strutturato in due fasi. La prima tranche di lavori sarà dedicata allo sviluppo di una componente prettamente commerciale, con l’obiettivo di attrarre investimenti e stimolare il lavoro locale. La seconda fase, invece, sarà a carattere immobiliare, andando a ridisegnare e modernizzare l’assetto dell’intero quartiere.
Per San Damiano d’Asti non si tratta quindi di una semplice operazione edilizia, ma del recupero di un vero e proprio “luogo del cuore” e della memoria collettiva. Riqualificare l’ex Facis significa onorare la laboriosità del passato piemontese, proiettando al contempo il paese verso le opportunità del futuro.


