mercoledì, Luglio 8, 2026

Alba (Cn). Presentata al Ministero della Giustizia la proposta di riapertura del tribunale

Audizione shock in Commissione Giustizia alla Camera. Il Governatore Cirio: «Nel 2012 pagato un prezzo altissimo, ora lo Stato corregga l’errore». Presentati i dati della disparità territoriale: Cuneo ha un solo tribunale, Liguria e Basilicata ne hanno quattro e tre.

TORINO-ALBA – Una delegazione piemontese compatta e determinata ha risuonato con forza questa mattina nelle aule della Commissione Giustizia della Camera dei deputati. In occasione dell’esame del disegno di legge sulla riorganizzazione della geografia giudiziaria, i massimi rappresentanti istituzionali ed economici del territorio si sono uniti in video-collegamento dalla sede dell’Associazione Commercianti Albesi per rivendicare, con dati alla mano, la riapertura del Tribunale di Alba, soppresso dalla contestata riforma del 2012.

L’audizione ha visto la partecipazione in prima linea del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, affiancato dal presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo, dal sindaco di Alba Alberto Gatto, dal vice presidente dell’Ordine degli Avvocati Alba-Asti Roberto Ponzio e da Giuliano Viglione, presidente di Confcommercio Piemonte e coordinatore del Tavolo delle Autonomie. Un fronte comune per porre fine a quello che è stato definito un vero e proprio “sacrificio democratico” imposto a una delle aree economicamente più trainanti del Nord Italia.

Il Governatore Cirio: “Giustizia sia di prossimità, non di campanile”

Nel suo durissimo ma propositivo intervento, il governatore Alberto Cirio ha ricordato le proporzioni del taglio subito quattordici anni fa:

«La riforma del 2012 ha chiuso 31 tribunali in tutta Italia, e ben sette di questi erano in Piemonte. Abbiamo contribuito con un sacrificio enorme ed è sacrosanto che oggi, nel ridiscutere la geografia giudiziaria, si parta dalla nostra regione. Questa non è una battaglia di campanile. Una giustizia efficace ed efficiente e il diritto dei cittadini alla difesa passano inevitabilmente dalla capillarità e dall’accessibilità dei punti di erogazione del servizio. Nel 2024 la Regione ha persino approvato una proposta di legge per rendersi parte attiva nel co-finanziare i costi di gestione delle sedi da riaprire».

Cirio ha poi lanciato una stoccata sulle promesse mancate del passato, ricordando come la razionalizzazione non abbia portato l’efficienza sperata e come la Regione stia sopperendo autonomamente a molte carenze:

«La riforma del 2012 avrebbe dovuto garantire più personale nelle sedi rimaste attive, ma non è andata così. Come Regione abbiamo dovuto mettere a disposizione le nostre graduatorie per la ricerca di personale negli uffici giudiziari e siamo intervenuti direttamente sull’edilizia, stanziando 500 mila euro di tasca nostra per allestire a Ivrea la maxi aula del processo per la strage di Brandizzo. Su Alba c’è un’azione congiunta con il sindaco Gatto e i tecnici del Ministero hanno già verificato l’idoneità dei locali».

La specificità della “Granda”: un vuoto istituzionale inaccettabile

Sulla stessa linea il presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, che ha evidenziato come il parere originario espresso dal Parlamento sul Decreto Legislativo 155/2012 sia stato completamente calpestato, portando alla chiusura di tre tribunali su quattro nella sola provincia cuneese.

«La nostra è una delle province più estese d’Italia e con il maggior numero di piccoli Comuni. Non si è tenuto conto della logistica, delle distanze e del livello di lavoro che i nostri presidi espletavano. Chiediamo al Governo e al ministro Nordio una seria valutazione sulla presenza degli Uffici del Giudice di Pace e di eventuali Sezioni Distaccate».

Il sindaco di Alba, Alberto Gatto, ha focalizzato l’attenzione sull’ingiustizia strutturale ed economica della soppressione:

«Alba coordinava anche i territori di Bra e Carmagnola. Parliamo di un distretto che ospita aziende leader mondiali, uno dei motori economici indiscutibili del Piemonte. Tra l’altro, il nostro Tribunale sorge in un edificio d’autore progettato negli anni Ottanta dagli architetti Isola e Gabetti, con un vincolo di destinazione d’uso esclusivo per la giustizia. È pronto, è efficiente, deve essere riaperto per ridurre i disagi a cittadini e professionisti e restituire al territorio un presidio essenziale».

I numeri della disparità: il dossier shock dell’Avvocatura

I paradossi matematici e logistici della riforma sono stati sviscerati dall’avvocato Roberto Ponzio (vice presidente dell’Ordine degli Avvocati), il quale ha dimostrato l’assoluto fallimento economico dell’operazione di accorpamento:

«Si voleva accorpare il piccolo nel grande per risparmiare, ma ad Alba si è vanificato un utile netto di 2 milioni di euro all’anno. Abbiamo assistito al paradosso del Tribunale di Alba (214.000 utenti e 1.332 km² di territorio) inglobato in quello di Asti, strutturalmente più piccolo per utenza (176.383 abitanti) e superficie (1.145 km²).»

Ponzio ha poi esibito i dati della clamorosa disparità di trattamento geografico a livello nazionale:

Territorio / Regione Superficie (km²) Popolazione (Abitanti) Numero di Tribunali Attivi
Provincia di Cuneo 6.903 km² 592.303 1 solo Tribunale
Regione Liguria 5.420 km² Infe. a Cuneo per mq 4 Tribunali
Regione Basilicata Infe. a Cuneo 576.060 3 Tribunali
Regione Molise 4.438 km² Infe. a Cuneo 3 Tribunali

«Questi numeri — ha concluso l’avvocato Ponzio — impongono una conclusione evidente: un solo Tribunale in provincia di Cuneo è palesemente una grave e inaccettabile insufficienza».

L’audizione odierna segna un punto di non ritorno. Con il forte coordinamento del Tavolo delle Autonomie guidato da Giuliano Viglione e il supporto formale e finanziario della Regione Piemonte, il territorio lancia un messaggio inequivocabile a Roma: la riorganizzazione della giustizia non può più prescindere dalla restituzione del Tribunale di Alba ai suoi legittimi cittadini.

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