Unire l’accoglienza turistica d’alta quota alla massima sostenibilità energetica, azzerando quasi l’uso di combustibili fossili in un contesto dove l’inverno detta legge. È questa la sfida vinta a Pian dell’Alpe, nel comune di Usseaux, dove è stato inaugurato il nuovo agriturismo d’alta quota. L’opera, realizzata grazie ai fondi del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione, trasforma una semplice realtà di allevamento e produzione casearia in un polo ricettivo all’avanguardia.
Dietro il progetto c’è la firma dell’architetto Stefano Pomero, che ci ha raccontato come è nata questa struttura e come si riesce a scaldare un edificio in alta montagna quasi a costo zero.
L’intervista all’architetto Stefano Pomero
Architetto Pomero, come è nato questo progetto e quali frutti sta portando al territorio di Usseaux? «Il progetto nasce dalla volontà di dare un’opportunità diversa a quella che, fino a poco tempo fa, era una semplice malga dedicata all’allevamento del bestiame e alla produzione del latte per i formaggi. L’idea di affiancare a questa attività un agriturismo, creando un locale per accogliere le persone e fare ricettività, era legata proprio alle opportunità del PSR della Regione, che abbiamo sposato appieno. I frutti si vedono oggi: una struttura capace di diversificare l’economia locale e di valorizzare il territorio.»
La particolarità di questa struttura è l’altissima efficienza energetica. Avete scelto di certificarla come CasaClima. Come mai questa decisione? «Siamo a 2.000 metri di altitudine, una quota in cui ci sono grosse difficoltà di approvvigionamento per i combustibili e, in generale, per l’energia. Per questo motivo abbiamo deciso di optare per un edificio ad altissima efficienza energetica. Abbiamo realizzato una struttura certificata CasaClima. La vera scommessa, che può sembrare paradossale per la montagna, è che questa casa non ha un impianto di riscaldamento tradizionale.»
Un agriturismo a 2.000 metri senza riscaldamento tradizionale? Come funziona? «Il progetto si basa sul concetto della “casa stufa”. È la stufa utilizzata in cucina a essere sufficiente per riscaldare tutto l’ambiente, grazie a un sistema di girofumi studiato appositamente. Questo significa che l’agriturismo potrà essere aperto anche in pieno inverno senza alcuna necessità di utilizzare combustibili fossili. Basterà soltanto qualche ciocco di legno, lo stesso che serve per cucinare, per mantenere l’intera struttura al caldo.»
I cantieri in alta quota non sono mai semplici. Che percorso è stato quello della realizzazione? «L’iter è stato lungo e ha dovuto fare i conti con l’imprevisto: il progetto è nato proprio nel momento in cui è scoppiata la pandemia di Covid-19, il che ha inevitabilmente dilatato i tempi a causa di tutte le restrizioni e le difficoltà di quel periodo. Inoltre, i lavori si sono dovuti scontrare con i tempi e i ritmi che la montagna impone: a queste quote non si può lavorare a dicembre e non si può riprendere prima di maggio. Abbiamo dovuto frammentare i lavori in diverse fasi, ma alla fine tutto si è svolto in maniera corretta, portando a termine l’opera così come l’avevamo immaginata.»


